di: Angelo Vinci
L' ossidiana è stata per gli abitanti della Sardegna preistorica una fonte di ricchezza immensa. Perché fonte di ricchezza ? Quando ancora l' uomo non aveva scoperto i metalli, costruiva i suoi utensili in pietra o in osso. La difficoltà maggiore veniva riscontrata nella costruzione di utensili da taglio o appuntiti come le frecce o punteruoli. Eco che viene fatta una scoperta che agevola notevolmente la costruzione di questi utensili e ne migliora la funzionalità: l' Ossidiana . L' ossidiana è un vetro vulcanico durissimo assai fragile ma che essendo di facile scheggiatura si adatta molto alla produzione di utensili, specie da taglio. Non si rinviene ovunque, ma solo in prossimità di vulcani ove le attività vulcaniche sono cessate relativamente di recente. Dato che ne viene rinvenuta con molta frequenza nei villaggi preistorici, tramite delle moderne tecniche di analisi chimico fisiche si può determinare la zona esatta da cui proviene. La Sardegna costituiva un' importante centro di approvvigionamento di questo prezioso materiale. Altre zone nel Mediterraneo erano: Lipari e isole Eolie. La località della Sardegna dove l' ossidiana era presente in abbondanza è il Monte Arci.
Nella Sardegna del Neolitico Antico il Monte Arci era assai frequentato. Ricchissimo di ossidiana richiamava genti da tutta la Sardegna e non solo. Gli abili artigiani dell' epoca riuscivano a realizzare utensili di uso quotidiano (raschiatoi, asce, coltelli) e armi (punte per le frecce e le lance). La diffusione sia dell' ossidiana grezza che degli utensili si diffondeva largamente in tutta la Sardegna ma anche fuori dall' isola. E' stata rinvenuta ossidiana sarda del Monte Arci in Liguria, Francia, Toscana, Corsica, pianura Padana. Per le genti sarde dell' epoca questa risorsa fu una immensa ricchezza. In quei tempi la forma di acquisto/vendita delle merci avveniva con il metodo del baratto. La Sardegna avendo disponibile in gran quantità l' ossidiana non poté che trarne un enorme vantaggio. Era assai ricercata da tutte le genti dentro e fuori dall' isola. Gli scambi di conseguenza erano assai frequenti. Le genti sarde potevano approvvigionarsi di prodotti che non erano disponibili nel territorio sardo utilizzando l' ossidiana come merce di scambio. Questa opportunità permise alle genti di Sardegna dell' epoca di vivere relativamente "meglio" rispetto alle genti d' oltremare. Insieme all' ossidiana viaggiarono stimoli e innovazioni che investirono tutte le culture delle genti che si susseguirono nel territorio della Sardegna fino all' esordio della grande Civiltà Nuragica. Aspetto non meno importante è la spinta che l' ossidiana diede alle relazioni tra le genti di Sardegna e le genti che abitavano fuori dall' isola. La Sardegna grazie a questo "ORO NERO DELL' ANTICHITA'" divenne il centro della ricerca di nuove idee, esportatrice di tecniche nuove per la realizzazione degli utensili di uso comune. Da anni si effettuano ricerche archeologiche e archeo-metriche con lo scopo di indagare sulla distribuzione dell’ossidiana del Monte Arci lungo tutto l' arco temporale della preistoria. Qualche dato sul monte Arci: 812 metri di altezza superficie di circa 150 kmq. E' un massiccio montuoso formatosi tra la fine dell’ Era Terziaria e l’inizio del Quaternario. I primi insediamenti umani di questa regione hanno subito dei forti condizionamenti per la netta impronta che viene conferita al paesaggio. Nei versanti del monte sotto i boschi secolari di lecci, corbezzoli, roverelle e macchia di lentisco le ossidiane formatesi da circa 3,25 milioni di anni si disperdono in diverse località come in una vasta miniera a cielo aperto. Questi giacimenti di ossidiana nono stati uno dei fattori di attrazione per le prime comunità neolitiche (approdati circa settemila anni fa nell' un’isola) e hanno avuto una notevole importanza per le popolazioni preistoriche del Mediterraneo Occidentale. La Sardegna prima dell' arrivo di queste prime comunità in base a tutti i rilevamenti archeologici fatti, si è portati a ritenere che fosse coperta di foreste e disabitata. Questi coloni-pionieri hanno dato avvio al popolamento. I sardi usano chiamare l' ossidiana "sa perda niedda" o "sa perda crobina". Tradotto: "la pietra nera" "la pietra corvina". L' ossidiana è un vetro vulcanico scuro e lucente che si forma per il raffreddamento rapido di lave che sono caratterizzate da una forte composizione acida. La caratteristica omogeneità della struttura di questa roccia e la sua durezza, consentono un elevato controllo della frattura . Questa caratteristica ne permette una lavorabilità ottima e permette di applicare diverse tecniche di scheggiatura. E' stata una delle materie prime più apprezzate fin dall’ Età della Pietra proprio per la realizzazione di utensili d’uso quotidiano, punte per frecce e lance , lame, perforatori, raschiatoi. L' ossidiana raramente veniva levigata per fare monili e oggetti di ornamento. L' uomo preistorico è rimasto affascinato e conquistato dalle caratteristiche di grande efficienza dei margini taglienti delle sue schegge, oltreché dall' esteticità, dalla colorazione scura brillante e la grande lucentezza. Nel passaggio dalla preistoria paleolitica all’epoca neolitica, ciò che ha permesso la vasta diffusione di questa risorsa sono state le reti di scambio delle materie prime, che hanno permesso di raggiungere quei territori nei quali per la produzione di strumenti erano disponibili solo rocce che non presentavano caratteristiche di facile lavorabilità e efficienza come l' ossidiana.
L' ossidiana per le popolazioni preistoriche che la possedevano era un simbolo che indicava un elevato status
sociale. Il Mediterraneo Occidentale è una
regione dove la concentrazione delle fonti di ossidiana risulta più evidente. L' ossidiana oltre
che in Sardegna si trova infatti circoscritta all’isola
di Lipari nell’arcipelago delle Eolie, a Palmarola nelle
Isole Ponziane, a Pantelleria. Certo è che le popolazioni che non possedevano l' ossidiana dovevano essere in possesso di consolidate capacità di navigazione
d’altura, che gli permettevano di raggiungere la Sardegna. L' ossidiana conserva inalterata nel tempo la sua composizione,
ed è per questa caratteristica che è studiata da decenni con lo scopo di localizzarne la
provenienza e di delineare le forme di contatto e interazione tra le
comunità preistoriche nelle più disparate regioni della Terra.
E' divenuta la cartina di tornasole privilegiata per lo studio delle
interazioni tra popolazioni culturalmente distinte della preistoria. Gli studiosi usano l' ossidiana da tempo come un validissimo strumento nell' indagine dei livelli di organizzazione sociale ed
economica delle comunità preistoriche, che oltre che a possederne i giacimenti ne hanno
la trasformazione e la diffusione. Gli insediamenti dai quali provengono le ossidiane
(scaglionati per un lungo arco di tempo tra il VI e il III millennio
a.C.) sono più di mille. Gli studiosi e i ricercatori hanno oggi a disposizione una consistente banca dati creata con l' ausilio delle analisi sulla composizione chimica della materia prima dei singoli manufatti. I risultati sulle conoscenze
relative agli aspetti sociali, ai meccanismi di sfruttamento della
risorsa, della produzione, della circolazione e l’uso dei
prodotti non sono al momento molto soddisfacenti. Alcuni ricercatori italiani e francesi hanno indagato sulla produzione e consumo dell’ossidiana del Monte Arci in epoca
preistorica. Lo scopo dell' indagine era la determinazione della provenienza dei manufatti rinvenuti lontano dal Monte Arci. Dai risultati è emerso che sul Monte Arci e nelle zone circostanti vi erano tre differenti tipologie di depositi di ossidiana. La grande quantità di ossidiana presente sul Monte Arci nel Neolitico ha permesso alle genti che abitavano la Sardegna di avere una organizzazione economica e sociale più evoluta rispetto ad altre genti coeve. Questo ha fatto si che il loro ruolo fosse assai rilevante nell’avviare il
processo di circolazione dell’ossidiana nell’isola e al di fuori
di essa. Ha anche permesso di collocare precocemente la
Sardegna al centro di una vicenda di contatti e di relazioni tra
culture diverse.
Da indagini fatte emerge che la produzione litica dei numerosi siti attorno al Monte Arci e la raccolta dell' ossidiana avveniva non in modo selettivo. La scheggiatura per ricavarne utensili di uso immediato avveniva nei villaggi siti attorno al Monte Arci. La capacità tecnica di scheggiatura nel corso del tempo ha subito un progressivo affinamento con produzione di utensili con forme più regolari. La lavorazione dell' ossidiana del Monte Arci la si può collocare alla fine del Neolitico. Queste prime lavorazioni inizialmente sfruttavano il materiale affiorante senza realizzare vere attività di cava. I più grandi centri di lavorazione sono stati riscontrati nel territorio del comune di Pau lungo il versante orientale del Monte Arci. Oggi dallo studio di centinaia di migliaia di scarti di lavorazione i ricercatori potrebbero ottenere la definizione dei criteri di organizzazione, e i vari livelli di specializzazione della produzione. L' ossidiana fu per le genti della Sardegna preistorica una grande ricchezza, che permetterà alle stesse di avere volumi di scambio con altre genti al difuori dell' isola sempre maggiori.